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Chiara Cogno e Gian Piero Porcheddu hanno aperto una nuova via a Rocca dei Nidi sopra Garessio in Valle Tanaro; la via non è lontana dalla via “Le Infermiere Salveranno il Mondo”, recentemente recensita. Vi lasciamo il link alla dettagliatissima relazione di GPP che ringraziamo.

		
L’ERETICA
Salgo al volo sul treno, devo sempre fare le corse per arrivare a Termini e fiondarmi al binario del Frecciarossa. Al Ministero, non hanno la percezione del tempo: si inizia al mattino alle 11 per poi fare pausa alle 15 e finire alle 22….non riuscirò mai da abituarmi a questi orari!!!
Questa volta Francesca, con i suoi trucchi da segretaria tutto fare, mi ha trovato un rientro in prima classe sul Freccia a un prezzo scontatissimo e cosi mi accomodo in una meravigliosa poltrona, così comoda che la vorrei a casa mia. Mentre sto mettendo lo zainetto nella capelliera e prendendo il libro che mi accompagnerà nel viaggio, arriva un’avvenente signora. Con leggeri movimenti si mette di lato, passandomi davanti. Difficile non ammirarla. 
Gran donna, con classe da vendere. Veste un bel tailleur che fascia un corpo minuto, con le curve che ameresti incontrare sempre. Ha una bella camicia bianca appena sbottonata per far intravedere un seno stupendo e un volto incorniciato in bel paio di occhiali da sole. 
L’aiuto a mettere la sua piccola valigetta nella capelliera mentre Lei si accomoda sul lato opposto al mio, vicino al finestrino, proprio davanti a me.
Mentre il Freccia parte, apro il libro; la bella signora si mette gli auricolari e comincia una serie di innumerevoli telefonate. Ha anche una bellissima voce calda e sorride con le parole.
Certo che ne ha di persone alle quali dare appuntamento, e tutte tra Milano, Verona e Roma. Cerco di acutizzare l’ascolto senza farmi scoprire. A un certo punto riceve una telefonata e, come di incanto, comincia a parlare in veneto.
Per fortuna non parla il padovano stretto, che ai tempi dell’università avevo pur provato ad imparare per cercare di conquistare la simpatia di qualche ragazza local, ma senza grandi risultati.
Molte parole non le capisco proprio ma il senso della frase sì, e mi rimetto in modalità ascolto.
Dall’altra parte del telefonino ci deve essere una “tota giovane” alla quale insegnare come organizzarsi e come comportarsi sul lavoro… ma quale lavoro?? Questo non sono riuscito ancora a capirlo.
Comincia a dare una serie di consigli sul fatto di prenotare degli appartamenti a settimana, di usare sempre un cellulare di servizio, di pretendere il pieno rispetto delle regole, dell’assoluta riservatezza, dei pagamenti in contanti e solo con tagli da 50, e si raccomanda <<nessuna “cosa strana”….tutto come ci hanno insegnato le suore>> e ride….   
<< E poi lasa pèrdar el resto, te va ben come che te sì, te sè zóina e te sè bela, no magnar masa i masełi, fagh credar che te sì te le so man… tanto quando i è ssensa mudande i capise njenterse ho capito>>. 
Porca puzzola…adesso ho capito il mestiere!!
Sono sovrappensiero per la scoperta e sorrido tra me e me. Non mi sono accorto che la telefonata è finita e si è tolta gli auricolari.
<<Se fa finta di leggere per ascoltare le mie telefonate, almeno giri le pagine del libro ogni tanto!>>.
Beccato…che figura di merda….e adesso che le dico?
Penso intensamente alla stessa velocità di quando mi parte un appiglio dalla mano e sto volando sull’ultimo spit. Ma lì sono in falesia e so cosa fare: mi spingo all’indietro, non tocco la corda e comincio a puntare piedi e mani in avanti per quando andrò a sbattere contro la parete.
<<Ho forse sbagliato??>> me lo dice con voce pacata, senza nessuna vibrazione da incazzata (che ne avrebbe avuto tutte le ragioni!) e, mi pare, sorrida.
La miglior difesa è l’attacco 
<<Hai ragione (scelgo di darle del Tu, in fin dei conti sarà almeno 15/20 anni più giovane di me), ma mi faceva piacere ascoltarti parlare in dialetto, ho studiato a Padova e sentire di nuovo quella cadenza….mi ha portato a ripensare a quel periodo>>. 
<<Bravo, bella scusa, facciamo finta di crederci!>> mi risponde mentre accenna un sorriso.
Faccio la faccia da bambino beccato con le dita nella marmellata.
<<Ti chiedo scusa, sono veramente mortificato ma la chiacchierata con la tua collega era veramente interessante. Mi piace ascoltare le persone in treno, trovo che sia il luogo più bello e coinvolgente, come stare a teatro e vedere una commedia>>.
Lei <<Lascia perdere le scuse, tanto oramai ti ho sgamato, la tua figuraccia per oggi l’hai fatta, direi che non c’è bisogno che ti arrampichi sui vetri>>.
<<Hai ragione…. ti chiedo ancora scusa…posso rimediare???... ti racconto di me per 10 minuti e così pareggiamo i conti>>. 
Questa volta sorride in modo divertito.
<<Mi sembra una buona idea, spero che tu abbia una vita movimentata ed interessante, non vorrei annoiarmi>>.
Prendo l’occasione al volo e inizio a parlare di me, anzi della montagna, dell’arrampicata, visto che mi sembravano argomenti meno noiosi del resto della mia vita.
I dieci minuti, diventano venti, poi mezz’ora…lei ogni tanto riceve una telefonata e io mi alzo per fare due passi lungo il corridoio del vagone oppure leggo - veramente – qualche riga del libro ancora aperto sul tavolino. Parliamo e ci raccontiamo sino a quando entriamo in stazione a Milano Centrale, dove lei scende e io proseguo per Torino.
Ci siamo scambiati il numero di cellulare e promessi di risentirci ma non ci credo molto. La Robbi (Roberta per tutti e per pochi “la Robbi”…cosi mi ha detto!), ha una vita intensa e molto organizzata, non penso abbia tempo per me. 
Certo che oltre ad essere una gnocca da paura è una tipa da 10 e lode, laurea in filosofia, attualmente iscritta – fuori corso – a psicologia, un tenore di vita di tutto rispetto, con casa di proprietà a Verona e un monolocale in Costa Smeralda (che affitta regolarmente perché non ha mai tempo di andarci), investimenti in borsa e in attività immobiliari da vera speculatrice, per un conto corrente che <<quando smetto, posso godermi la vita alla grande, forse anche più di adesso!>>. 
Sicuramente non ci sentiremo più ma questo incontro, anche se di poche ore, rimarrà per molto nella mia testa.
Con il socio sto arrampicando sulla parete della Cristalliera nell’ennesima estate torrida, alle soste gli racconto di questo incontro ma non crede a quello che gli dico.
<<Ma smettila di raccontare cazzate!!!  Voglio proprio vedere se una escort di alto bordo ti viene a raccontare la sua vita>>.
<<Perché??? Non c’è nulla da vergognarsi….È una scelta che ha fatto consapevolmente, non è stata costretta da nessuno, e poi piantala di essere bacchettone!!! Quello che fai lei è un lavoro!! Anche con un poco di vocazione (lo canta anche Fabbri!), e con tanta attenzione alla parte relazionale. Sai mi ha detto, che il più delle volte, se la sbrigano in pochi minuti e poi parlano per il resto del tempo…Più una seduta psicoanalitica che altro>>.
<<Ma sentilo…. Che sono quegli occhietti che luccicano?? Ti sei preso la scuffia della signora in tailleur??? Guarda che con quello che costa, duri un mese …se va bene!!>> e ride come un pirla.
<<Ma che scuffia e scuffia!!!…certo è una bellissima e interessantissima donna, ha mille e una dote, però siamo lontani anni luce e non ho sentito le “farfalle in pancia”>>.
Sabato sera di metà Ottobre, sono rientrato da un’uscita alla Sbarua, sto mettendo a posto il materiale, dopo una salutare doccia e penso alla telefonata che dovrò fare al socio per organizzarci per l’indomani.
In quel mentre squilla il cellulare, il nome Robbi appare sullo schermo.
<<Ciao, come stai? sono a Torino e domani sera dovrei ripartire per Roma ma siamo in autunno e tu mi hai raccontato che le Langhe sono bellissime in questo periodo>>.
<<Oilà Robbi….che sorpresona!!....accidenti, dammi un’oretta e vengo a prenderti…. Le langhe non sono belle in questa stagione, sono stupende!!...dammi il tempo di arrivare>>.
Mi vesto in fretta e furia e mentre avvio l’auto, telefono al socio, gli racconto della telefonata e gli dico domani preferisco andare a passeggiare per colline.
<<Bon….sei fatto!!! Comincio a dire in giro che vendi l’attrezzatura….>>.
Lo mando a cagare e gli rispondo che l’invidia è una brutta malattia.
Continuiamo a insultarci per qualche minuto e poi lui conclude la telefonata con la solita frase maschilista:
<<Mi raccomando….fatti onore!!>>
Rido e lo mando a cagare per la seconda volta.
Robbi mi attende all’inizio di via Roma con un piccolo trolley; vestita sportiva è ancora più bella. Mi fermo sul lato del piazzale scendo per andarle incontro e ci abbracciamo come due amici di lungo corso.
Stiamo scendendo la collina che porta da La Morra a Barolo, e siamo inondati dalle luci dei paesi in lontananza.
La Robbi si guarda intorno e mi chiede di visitare qualche paese di cui ha sentito parlare.
Le prometto che domani faremo un lungo giro nei dintorni e così visiterà alcuni dei luoghi che mi ha citato, che sono sicuramente i borghi più conosciuti ma, come a volte accade, non sono certamente i più genuini e belli.
Arriviamo a casa la invito a prendere “possesso” della mia camera da letto, io mi sposterò nella “camera del casino”.
<<Una doccia veloce e sono pronta per cena>> e si chiude la porta dietro di sé.
Riappare dopo mezz’ora, sempre sportiva ma tirata a lucido!
Mi verrebbe voglia di portala a spasso per la città, farmi invidiare da tutti quelli che conosco e anche da quelli che non conosco…poi penso che sia un’idea idiota e decido di puntare all’osteria su in collina.  
Le cene autunnali, da queste parti, sono il festival delle prelibatezze e dei conti super salati! Pazienza ho già deciso da tempo che non sarò l’uomo più ricco del cimitero…meglio non avere rimpianti.
Di solito sono un ottimo ascoltatore ma questa volta la Robbi mi fa parlare come non mai. Le racconto la mia vita come se fosse una serie televisiva. Poi, mentre usciamo dall’osteria, le chiedo di raccontarmi dei lei, non solo del suo lavoro.
Robbi sorride e poi con calma comincia la sua di serie televisiva, da quando aveva 14 anni e uno zio aveva tentato di violentarla, al collegio dalle suore che l’avevano quasi convinta a prendere i voti, al lavoro in fabbrica, alla maturità da studentessa/lavoratrice, alla scelta di vita, al corso di laurea, ai fidanzati nascosti (non ho capito da cosa!!) sino ai giorni nostri. L’ascolto attentamente anche perché la sua voce è calda e molto “narrativa” e la sua vita un romanzo che ti prende totalmente.
Rientriamo a casa, preparo una tisana per entrambi e, seduti sul divano, continua a parlare ed io ad ascoltare.
Passa un tempo che pensavo breve ma che le lancette dell’orologio a muro mi confermano che così non è!!
In quel momento Robbi si alza, mi viene vicino mi bacia sulla guancia.
<< È tardi.. vado a dormire, domani voglio vedere le Langhe di cui mi hai parlato e anche i posti di cui mi hanno raccontato altri….sono veramente stanca>>.
Quel “veramente stanca” non lascia margini di replica….
<<Ok… buona notte, domani mattina ti sveglio per la colazione casalinga>>.
<<Si, va bene, bussa alla porta e poi dammi dieci minuti, vedrai che non mi farò aspettare troppo>>.
L’indomani tutto avviene come da programma, compresa la ripresa del racconto della vita di Robbi che è sempre più accattivante e misterioso.
Ascolto e la osservo….ha un corpo bellissimo, “perfettamente perfetto”, di quelle bellezze mediterranee che non ho capito come mai siano nate in terra veneta…ma magari qualche Saraceno ha lasciato una traccia del suo DNA. Ciò nonostante quello che attizza di più è il calore della sua voce. Parla sommessamente, con calma ma con alti e bassi che si modulano con il racconto del momento, gesticola il giusto per evidenziare il passaggio o il pensiero che sta esprimendo. 
Sono incantato ma, per fortuna, nessuna farfalla nello stomaco.
Giriamo tutto il giorno tra Barolo, Monforte, Bossolasco, Sale Langhe, Dogliani e poi in direzione Torino.
Siamo arrivati a Torino, alla Stazione di Porta Nuova, il Frecciarossa per Milano è sul binario indicato; davanti alla porta d’ingresso del vagone, si gira verso di me:
<<Andiamo a fare il giro del Viso?? Me ne hanno parlato, dicono che sia bellissimo>>.
<<Porca puzzola ma hai “amici” che vanno in montagna??? Mi mancavano questi, di solito non sono ricchi abbastanza da permettersi un regalo come te>>.
<<Tu che ne sai ??? mi porti oppure no???...mi devo organizzare, per tempo!>>
<<Tesoro, adesso non è proprio la stagione migliore, magari questa primavera, però OK, ti prometto che ci andremo, ma tu devi allenarti a camminare e poi dovremo pensare all’attrezzatura….i tacchi a spillo sono meravigliosi su di te, ma su un sentiero fanno penare l’inferno>>.
Sorride, viene verso di me, mi bacia sulle labbra e risale sul treno.
Dopo questo incontro, prendiamo a telefonarci una volta o due al mese, sempre la sera e sempre dopo il TG. 
Parliamo come se non ci fosse un domani, alcune sere il timer del cellulare indica 80-90 minuti e non scendiamo mai sotto la mezz’ora.
Parliamo di tutto ma soprattutto di noi.
L’ho convinta a darmi delle lezioni di filosofia e quindi mi ha regalato il Simposio di Socrate e lo commenta spiegandomi il pensiero filosofico del vecchiaccio impenitente e lussurioso. 
A volte le racconto delle salite in montagna o delle cascate di ghiaccio del fine settimana precedente, non pensavo si interessasse così a questi argomenti. Deve aver letto qualche libro o chiesto a qualche suo “amico” alpinista cosa chiedermi per farmi contento..
Continuiamo a telefonarci per tenerci aggiornati sulle nostre rispettive vite (apprendo un mucchio di cose sulla sfera emotiva delle donne) e per andare avanti nelle lezioni di Filosofia….
Una sera affrontiamo l’argomento della solitudine, siamo entrambi single, vero che durante la giornata abbiamo una vita molto intensa ma, la sera si ritorna a casa e si è soli. Se dovessimo rappresentare questo “soli” con i 5 sensi cosa diremo? Abbiamo stilato un elenco insieme:
Olfatto: entrare in casa e sentire il solo profumo del pulito, delle cose ordinate dalla governante/badante Nessun odore di cucina, nessun profumo di altre presenze umane. Tutto perfettamente asettico.
Udito: la radio sempre accesa, dalla musica ai telegiornali, una presenza costante di “rumore artificiale” che sostituisce e nasconde l’assenza di un parlottio tra persone.
Tatto: usare contorsionismi circensi per spalmarsi la crema sulla schiena graffiata dall’ultima caduta o arrossata dal troppo sole, toccare gli oggetti e sentirli freddi.
Vista: osservare una stella molto piccola ma luminosa vista dal balcone di casa... Guardarla e pensare alla canzone di Eugenio Finardi (extraterrestre)…, elemosinare, aspettare e sperare, da questa stella in cielo, cose irrealizzabili o adolescenziali.
Gusto: mangiare in fretta, perché non è un momento bello e più in fretta passa e meglio è  (mangiare in due è un’altra cosa….lì si va lenti perché ci si parla), per la poca voglia di cucinare, le ricette inventate ma non riuscite, il sapore delle sigarette fumate da soli sul balcone.
Una sera mi chiede cosa è la montagna per me.
Prendo fiato e le annuncio che dovrà pazientare parecchio nell’ascoltarmi.
La montagna è tutto quello che mi piace e desidero: la sfida con me stesso, la sofferenza, il gesto, l’amicizia, l’onestà, la correttezza, la complicità dei compagni di cordata, l’allegria e la spensieratezza di prendersi in giro tra amici, il sapere di poter contare sull’altro, perché la cordata è una cosa sola che si muove sulla parete.
La montagna fa sì che la testa si stacchi dal resto del mondo, pretende concentrazione (più è difficile è più devi essere concentrato), pretende serietà perché, se non sei preparato, non passi, pretende fantasia e senso di adattamento per gestire l’imprevedibile, richiede forza mentale per non farsi sopraffare dalla paura, sempre necessaria, ma che non deve prendere il sopravento.
La montagna è un rifugio per riprendere la vita in mano, per prendere fiato, per organizzare mentalmente quello che sarà il giorno dopo.
La montagna è senso di appartenenza a una comunità (arrampicatori e alpinisti) che si sfida quotidianamente, che riconosce, quasi in modo primitivo, il senso del clan, di chi arrampica più forte, di chi è più bravo… ma che non è competitività ma senso di appartenenza a un mondo diverso dalla quotidianità. Alla fin fine, non è che un gioco infantile dove le relazioni interpersonali sono essenziali e determinanti perché la cordata si ricompone sempre con le stesse modalità e con le stesse persone.  
Mi interrompe proprio mentre stavo iniziando il rapporto montagna – psicologia, mio cavallo di battaglia….delle chiacchiere in bivacco.
<<Ok, OK…. Quando andiamo a fare il giro del Viso??>>.
Ultima settimana di giugno, meteo pazzesco, ci stanno già le torride “caldazze africane” e non si riesce ad andare a finire una via che ti prendi il temporale prima di calarti.
Telefono alla Robbi. 
<<Settimana prossima – meteo permettendo – se ti trovi tre giorni liberi partiamo per il nostro giro intorno al Viso>>.
La settimana dopo siamo nel negozio di Teo, guida alpina e proprietario di un bellissimo negozio di materiale alpinistico.
Vedere la Robbi con gli scarponcini ai piedi e il vestitino elegante sopra è uno spasso, Teo e io la prendiamo in giro facendola sfilare per tutta la lunghezza del negozio, ma non guardiamo gli scarponcini.
Zaino, bastoncini e scarponi sono il mio regalo… al resto pensa lei.
Paga con la carta di credito, Teo sgrana gli occhi e dice che non aveva mai visto una VISA NERA…
Usciamo e Teo mi saluta più calorosamente del solito…ma non capisco se è per la sfilata della Robbi o per aver visto il conto pagato dalla Visa Black.
Il giorno dopo siamo a Castello in Val Varaita. Molliamo la macchina e cominciamo a camminare.
Robbi è parecchio che si allena, almeno due volte la settimana va a camminare e si è iscritta a parecchie gite del CAI di Verona, saltandone almeno l’80% …. Però mi dice essere in forma smagliante.
Prendo un passo tranquillo, abbiamo parecchie ore davanti e il nostro obiettivo è il rifugio Giacoletti, dove ho prenotato per dormire.
Saliamo il vallone del Vallanta e poi giriamo a destra verso il Passo di San Chiaffredo, cerco di fare il cicerone con discrezione per non farla parlare troppo e rompere il fiato. Lei vorrebbe accelerare, le dico che è meglio cominciare pian pianino.
Arriviamo al passo in perfetto orario e attraversiamo il pianoro del Gallarino sino all’omonimo passo che ha ancora tracce del temporale della settimana scorsa, dopodiché scendiamo verso il Quintino Sella.
Arrivati al Rifugio entriamo e ordiniamo un the caldo, parlo con il gestore e gli dico che andiamo verso il Giacoletti e dovremo arrivare lì per la cena.
Ripartiamo, questa volta il passo di Robbi è più lento di prima, non parla, non chiede nulla, mi giro verso di lei ma vedo che sorride e allora non mi preoccupo più di tanto.
Camminiamo in silenzio se non per chiederle di tanto in tanto come va…eludo anche la fatidica domanda di <<quanto manca al rifugio??>>.
Scendiamo e poi saliamo seguendo il sentiero del GTA sino al Lago Chiaretto dove, poco dopo a sinistra, si stacca una traccia ben marcata e salendo sbuchiamo su un lungo e verde altopiano, camminiamo bene adesso, gli scarponcini affondano il loro battistrada su un sottile strato di erba.
Arriviamo a un grosso masso che ha una grande tetto…probabilmente la sua sporgenza faceva da riparo ai pastori nella notte dei tempi.
Ci fermiamo e ne parlo alla Robbi.
Lei mi ascolta, sembra che immagini la scena dei tempi andati.
Mi tocca la spalla per farmi girare… 
<<Facciamo all’amore??>>
Mi giro e penso di aver compreso male.
Lei lo capisce e mi ripete <<ti ho chiesto se facciamo all’amore??>>
<<Adesso?? Qui??>>
<<Non vedo che problemi ci possano essere!>>
Effettivamente nessun problema, anzi!
Non ho idea di quanto tempo sia passato ma sicuramente ce la siamo presa comoda, sia cercando di costruirci un giaciglio decente, sia per una lentezza motoria, che non ricordavo più dai tempi gloriosi, ma scomodissimi, della camporella. 
Stiamo accoccolati sotto il masso, che chissà se ne aveva viste di cose simili, non parliamo ma cerchiamo di prolungare questo stare incollati l’una all’altro.
Arriviamo al Giacoletti giusto in tempo per darci una lavata e sederci a cena.
Siamo in pochi e così abbiamo la possibilità di scambiare quattro chiacchere con gli altri avventori.
Chiedo alla Robbi se abbia mai dormito in un rifugio e mi risponde che ha dormito in una cabina di un grande veliero e che, superato il primo momento di claustrofobia, tutto era andato per il meglio.
Sarà così come dice, ma poi non ne vuole sapere di salire nella cuccetta sopra la mia e si mette al mio fianco.
Le dico che dormiremo scomodi, mi risponde che lei dormirà di sicuro!
Non riesco a dormire… la Robbi è appiccicata come una tigella allo scoglio, lascio che si addormenti, il suo corpo è caldo e avvolgente….scorro con la mano sui suoi fianchi e poi decido che è meglio andare a dormire in un’altra cuccetta.
Al mattino colazione alle sette e dopo mezz’ora stiamo salendo al Colle del Porco. Insegno alla Roby come infilarsi l’imbrago minimalista (acquisto che avevo contestato…ma le piaceva il colore!!), dopodiché la lego allo spezzone di corda che mi sono portato. Le consiglio come salire tenendo la catena con una mano e con l’altra cercare gli appigli sulla parete. Devo dire che se la cava alla grande per essere la prima volta che sale una mezza ferrata.
Ogni tanto vuole fermarsi, non tanto per prendere fiato ma per scattare qualche foto con il telefonino.
La giornata è luminosa, non ci sono nuvole in giro… fa un gran caldo ma siamo contenti.
Arrivati al colle ci fermiamo per bere e mangiare una barretta. Le dico di tenere ancora l’imbrago sino a quando il pendio che dovremo scendere non sarà più marcato dalla traccia e la faccio procedere davanti a me.
Scendiamo sino al sentiero principale e poi torniamo indietro, per qualche minuto, per andare al Refuge del Viso. Ci fermiamo una mezz’ora per prendere fiato bevendo qualcosa di caldo, lei un’altra barretta ed io la mia frutta secca.
Ripartiamo sul lungo pianoro sino a risalire il Passo del Vallanta, e poi, dopo un tempo che ci sembra eterno, al Rifugio Vallanta.
Lì troviamo una combriccola di ragazzotti, abbastanza sbronzi che fanno i pirlotti tra di loro spintonandosi e urlando come allo stadio. La ragazza del rifugio ci dice che, nonostante li abbia ripresi più volte, fan cagnara da due ore. La Robbi esce da Rifugio e si dirige verso di loro; rimango spiazzato e non so se uscire anche io. 
Vedo che parlottano e si sono messi in cerchio intorno a lei. Cazzo adesso mi tocca fare il “finto eroe” e intervenire a salvarla.
Non ho neanche il tempo di prepararmi all’entrata scenica, che vedo la Robbi prendere il braccio di uno dei ragazzotti e piegarlo a 90 gradi verso di lui, mettendolo in ginocchio. Sento un grido di dolore e poi tutto si zittisce.
Vedo la Robbi che si piega verso il ragazzo e gli dice qualcosa, gli altri hanno allargato il cerchio e si stanno allontanando dai due.
Robbi molla la presa e si allontana, stessa cosa fa il ragazzotto tenendosi il braccio dolorante con la mano libera e dirigendosi verso il resto del gruppo che riprende veloce gli zaini e si allontana dal rifugio.
La Robbi arriva da me e dalla ragazza del rifugio, anche lei basita per quello che aveva visto.
Le chiedo <<ma che cazzo hai fatto??? Chi minchia sei??? Un agente delle teste di cuoio???>>
Sorride:
<<Fa parte della formazione…me la cavo con le arti marziali e con poche parole dette al momento giusto>>.
Riprendiamo il cammino, oramai il passo è quello che è, parliamo decisamente di più e cerco di capire sta faccenda delle arti marziali ma lei non gradisce l’argomento e così si ricorda che era rimasta in sospeso una lezione di filosofia che riprende immediatamente.
Arriviamo a Castello sfiniti, ho quasi voglia di dormire in macchina per non guidare sino a casa, ma poi la Robbi mi dice che il giorno successivo deve ripartire per Torino e ha voglia di rientrare.
Non so se l’abbia detto intenzionalmente o sia stata una mia interpretazione, ma andare a casa voleva dire anche altro e non mi sarei certo lasciato sfuggire un’occasione simile.
Il mattino dopo l’accompagno a Porta Nuova. Durante il viaggio parliamo a lungo, di tutto e di nulla, facciamo progetti e al tempo stesso siamo spaventati di quello che stiamo dicendo e di tutte le cose che programmiamo di fare nell’estate che sta arrivando. Non parliamo di ieri sera, tutto è stato naturale e come se fosse normale tra di noi. Non ne parliamo ma ci guardiamo negli occhi come due ragazzini alla prima cotta. Ma non siamo ragazzini …..
Non vuole che l’accompagni al binario, così accosto e scende dall’auto, ci abbracciamo e ci baciamo, ci guardiamo negli occhi senza dire nulla.
Lei si allontana verso la Stazione e io risalgo in macchina.
Sono passati tre mesi, non sento la Robbi da quel mattino alla Stazione di Torino, ho provato a chiamarla ma ho sempre e solo trovato la segreteria telefonica, ho lasciato parecchi messaggi, ma non mi ha mai risposto.
Ho anche pensato di andare a Verona…e poi?? Non so dove abiti e se abiti veramente lì…. So poco o nulla delle cose normali di Robbi.
Avevo sentito le farfalle nello stomaco…o almeno così mi sembrava e volevo parlargliene, ma senza alcuna progettualità…solo per dirglielo.
È arrivato l’autunno, una mattina, uscendo di casa, vedo nella buca delle lettere una cartolina, mi stupisco, saranno vent’anni che non ne ricevo più….
Apro lo sportellino e la prendo in mano.
Dubai…. La cartolina arriva di lì, mostra la piscina del Tribute Portfolio Hotel (così recita la scritta in alto) con i muri color oro (sarà sicuramente colore e basta!!) e una ricchezza di arredi che straboccano da ogni dove; dalla vetrata si vedono i grattacieli della città.
Che cavolo di pubblicità sarà questa volta?
Giro la cartolina:
<<Magari in un’altra vita…Robbi>>

							Gian Piero Porcheddu (gpp)