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Pianeta Plutone, anno 2159, solo ghiaccio e roccia per uno sterminato panorama di migliaia di chilometri. Stiamo salendo da almeno un paio di ore e queste tutine termiche pressurizzate sono eccezionali, non ti fanno sudare e puoi pisciarti addosso senza bagnarti, che tutto viene espulso in forma di piccole sfere.

Mi hanno chiesto di andare avanti e fare il passo, forse perché ho i capelli bianchi ed era brutto lasciarmi indietro.

Siamo arrivati a un piccolo colletto, un fascio laser che punta in alto e un continuo segnale radar trasmettono la posizione ai nostri orologi orientatori che abbiamo al polso…impossibile perdersi.

I due istruttori interplanetari, mi chiedono di fermarmi perché devono parlare al gruppo.

Stiamo affrontando un momento di formazione istituzionale, voluto dal Centro Antigravitazionale Interplanetario, e gestito dai Lontani Pianeti Vesuviani, una sorta di super gruppo di istruttori, tutti interplanetari, che sfidano raggi cosmici, pulviscolo lunare, pioggia di asteroidi e si avventurano sulle pareti di roccia e ghiaccio dei pianeti del nostro sistema solare.  

Ci sono finito in mezzo, anche io, come un pollo alieno del Pianeta KEPLER-10c.

Nel gruppo c’è un’altra decina di fuori di testa come me ma, se va bene, il più vecchio potrebbe essere mio figlio, qualcuno magari di secondo letto.

Il primo e più attempato istruttore interplanetario, attende che anche l’ultimo allievo arrivi e possa sentire il suo sermone.

Si entra subito nel vivo e le espressioni:

<<Nelle esplorazioni occorre saper soffrire! Mai lasciare indietro il compagno! Guardare sempre cosa si fa e pensare che non siamo qui per divertirci! ricordarsi dove si passa che è un attimo che arriva una tempesta solare o finiamo in un buco nero!  Attenzione che qualcuno può fratturarsi omero e perone in un colpo solo e non abbiamo nello zaino il ricostruttore di ossa digitale! occhio che il teletrasporto non sempre funziona e rischiate di rimanere su un pianeta o un asteroide per mesi>>.

Madonna del Carmelo, il pessimismo cosmico è sicuramente nato così!

Chiude il sermone indicando il sottoscritto e con voce perentoria afferma:

<<guardate il nostro amico, anche se siamo entrambi “vecchietti”, siamo arrivati lo stesso e stasera ci tocca ritornare nel modulo orbitale dalla moglie e sentirci dire perché continuiamo a fare sta vita di fatiche e pericoli, solo per insegnarvi come cavarvela quando sarete anche Voi Istruttori>>

Taccio e faccio finta di non aver sentito.

Sarò anche vecchietto come te ma ho rallentato perché ti sentivo ansimare dietro di me e stasera, mi aspetta una cena sul satellite Caronte e, forse, anche una notte “movimentata” con la fidanzata, che non vedo da almeno tre settimane, e che si è spupazzata un viaggio di tre giorni sullo Shuttle, pur di passare il fine settimana insieme.

Si, la penso una risposta del genere, ma non esce una sillaba dalle mie labbra, zitto e rassegnato…ho promesso al Supremo Maestro che sarei stato muto come una cometa in dissolvenza.

Però in quel preciso momento mi rendo conto di aver fatto la più grande cazzata degli ultimi anni: partecipare alla soglia di 12 lustri al festival delle patacche!!!

Devo anche dire che mai più avrei immaginato, solo un triennio fa, di far parte di una scuola di esplorazione interplanetaria, il mio atavico carattere anarchico cozzava non poco con le regole e i modus vivendi di questo Centro Antigravitazionale Interplanetario, così lontano dal mio modo di vivere e girovagare per i pianeti del sistema solare.

Poi le innumerevoli vie fatte insieme al Supremo Maestro della Scuola di Esplorazione “Luna Nascente” e il tempo passato a chiacchierare con lui mi fanno cambiare opinione.

Non dimentichiamo che “Luna Nascente” ha un suo particolare fascino a cominciare dalla sua storia, dei tanti valenti e grandi esploratori che ne sono stati allievi ed istruttori. Me la sono letta tutta la storia della scuola, a cominciare da chi ne ha fatto parte quando ancora si scalavano le montagne sul Pianeta Terra.

Leggendo dei personaggi e sentendo l’entusiasmo del Supremo Maestro, non nego che la curiosità di vedere come è realmente una scuola di esplorazione interplanetaria mi incischiava non poco e così mi sono presentato al Sommo Capitolo degli Istruttori Planetari e Interplanetari della Scuola.

La mia attività è quasi trentennale e pertanto sono stato oggetto di qualche simpatica battuta sul malloppo di file del mio CV e poi la presentazione del Supremo Maestro, delle vie fatte insieme in questi ultimi anni, valgono almeno un altro curriculum.

L’assemblea vota ed io entro a far parte della Scuola come Aspirante Cosmico.  

Un anno di attività in giro per i pianeti del sistema lunare, i più vicini al Pianeta Terra, e mi dicono che ho acquisito una stelletta e posso fregiarmi del titolo di Istruttore Cosmico, ma che per la patacca di Istruttore Planetario dovrei fare un corso di perfezionamento.

Perfetto, l’occasione di imparare qualcosa non mi dispiace, pur avendo avuto illustri tutor in tanti anni di esplorazioni, sono pur sempre un autodidatta.  

Si comincia con un corso propedeutico.

Mi stupisco un pochino della strategia didattica: se un corso è propedeutico dovrebbero essere gli istruttori interplanetari, come insegnanti, a dirti come e cosa fare e poi tu a ripetere la lezione.

Qui lo “famo strano”; ti dicono <<fallo>> e poi giù a lapidarti che non hai seguito il manuale!!!           

Un paio di volte sono colto dalla tentazione di tirare la picozza laser sul casco al solito istruttore interplanetario che urla come lo psicopatico Sergente Maggiore  Hartman, di un vecchissimo film del secolo scorso sulle guerre che ogni tanto scoppiavano sul Pianeta Terra; un’altra volta ho pensato di toccare, inavvertitamente, un blocco di magma consolidato con peso specifico superiore a quello di un transatlantico stellare che, malauguratamente, avrebbe tranciato il filo in kevlar/titanio che ci tiene collegati disperdendo, il solito psicopatico, nel Nulla Cosmico.

Non faccio nessuna delle due cose, anche se me ne pentirò amaramente, la stirpe dei boriosi va estirpata, costi quel che costi!  

Comunque tra gli Istruttori Interplanetari i più sono a modo, gente che non se la tira e che sicuramente mi avrebbe coperto se avessi messo in atto il mio piano di “bonifica”.

Li vedi che mal sopportano questi individui pieni di patacche, li vedi alzare gli occhi ai pianeti superiori quando devono ascoltare la consegna giornaliera che non condividono ma devono accettare.

Arriva la seconda parte del corso, quella che viene licenziata come: “verifica ispettiva interplanetaria”… verifiche di che? Di quello che sono capace di fare o di quello che non mi è stato insegnato?? o di quello che citano i testi sacri del Centro Antigravitazionale Interplanetario che, peraltro, alcuni allievi oramai lobotomizzati, recitano a memoria come un mantra??

Arrivano i vari moduli di verifica e giriamo diversi pianeti; di esplorazione vera e propria ben poca cosa ma di parole una vagonata!!! Un istruttore Interplanetario vede il mio scazzo e mi prende da parte.

Senza troppi giri di parole mi dice chiaramente << ma perché sei venuto a romperti le pelotas qui??…con le cose che fai e le risposte che dai, ti fanno fuori alla prima occasione, non hai scampo!>>

Ha ragione!! porco demonio, ha proprio ragione!! Devo fare una scelta e farla al più presto    

La scelta è presto fatta, anzi è il destino che me la serve su un piatto d’argento.

Al successivo modulo sulle tecniche di recupero da una vescica lunare vengo, peraltro giustamente, segato. Cavolo proprio su una cosa che avevo provato sulla mia pelle ma che non potevo manco raccontare visto che ci eravamo “auto-recuperati” da una vescica con provvidenziale cengia, usando tecniche inusuali e non inserite in alcun manuale.

A fine della giornata, vengo convocato davanti a tutti gli istruttori interplanetari e, pur elogiando la mia esperienza e le capacità di esplorazione, mi dicono che dovrò rifare l’esame sull’uso del recupero a scambio bionico, il prossimo anno.

Accolgo il giudizio senza proferire parola ma, mentre sto girando i tacchi, un tipo dalla faccia da ebete, sicuramente una sottospecie di esploratore interplanetario proveniente dal Pianeta HD189733b, uno dei peggiori della galassia conosciuta, si rivolge a me con una battuta di scherno.

Mi giro indietro avvicinandomi per spiegargli il senso della vita, visto che suo padre ha mancato questo compito educativo.

Una mano però mi prende per la spalla e mi fa ritornare sui miei passi.

Con aria bonaria, il solito istruttore che si era prodigato a spiegarmi come gira da queste parti, mi stringe a sè ancora di più e mi sussurra:

<<Lascia perdere, tranquillo…quello prima o poi lo vedi in giro, tutto torna, prima o poi la ruota gira! >>.

Vero, l’importante è non disperare, ma prima o poi lo becco! 

Va beh… l’occasione giusta per uscire da una situazione in cui stavo stretto e non facevo che accumulare tensione, è arrivata …non facciamocela scappare.

Ormai da tempo ho deciso che, superata la soglia di metà vita, devo fare solo più le cose che mi danno piacere, che mi attraggono, che mi fanno faticare il giusto, che mi procurano soddisfazioni inaspettate, non fosse altro che non ho più tanto tempo davanti per continuare ad esplorare nuovi pianeti.

Durante il rientro sul Pianeta Madre, penso a lungo a questa esperienza e mi rimane dell’amaro in bocca, anche se me ne faccio una ragione – in fin dei conti lo “sbagliato”  in questa situazione sono io -.

E’ deciso: mando un vocale al direttore esaminatore annunciando le mie dimissioni dal corso.

Unico dato positivo è aver conosciuto alcune persone che, mi auguro, di poter rincontrare alla base di partenza di qualche nuovo pianeta da esplorare.  

Oddio se la tirano anche loro ma almeno ne hanno ben ragione, sanno andare per pianeti, le cose le fanno come si conviene e portano a casa la pelle con dignità e senza tante parole.

Per intanto decido che domani telefono alla fidanzata e prenoto un viaggio autotrasportato; pare ci siano dei pianeti nani vicini agli anelli di Saturno che non aspettano altro di essere scalati sulle sponde dei loro crateri. Se ci riesce andiamo a mappare una via di salita da inserire nei nuovi ideogrammi stellari che stanno per uscire il mese prossimo; la chiameremo PATACCHE e PARANCHI.

Sarà anche demodé ma vorrei fare come facevano i vecchi alpinisti del Pianeta Terra, che ogni volta che scalavano una cima o salivano su una parete, si sentivano in obbligo di darle un nome e dedicarla a qualcuno o qualcosa.

Bei tempi allora…si era più genuini e non c’erano troppe regole e manuali.

Prendo la pasticca per dormire (che il viaggio per casa dura tre giorni!!) e metto le cuffie temporali per avere la musica e le immagini dei primi anni duemila.

Mi addormento e sogno.

Sogno la dedica che vorrei fare della nuova via…

<<Dedicata a chi va in montagna per rallegrarsi della vita, allontanandone le inquietudini. Dedicata a chi va in montagna pensando di insegnare il giusto solo attraverso i manuali ma  ha dimenticato il bruciore del sudore negli occhi, le mani screpolate dal calcare o le dita martoriate dalle fessure di granito, i polpacci che bruciano dal continuo salire la coltre ghiacciata di una nord o le alzate alla luce della frontale.

Dedicata a quelli che l’esperienza in montagna l’hanno solo maturata ai tavoli dei rifugi, dai racconti di salite altrui, che siedono imperturbati, ore e ore, davanti a uno schermo di PC a dare giudizi e valutazioni, a fare logaritmi e percentuali che nulla hanno a che fare con l’andare per crode.

Dedicata a coloro che con le loro patacche, titoli e incarichi, pensano di essere onnipotenti, e onniscienti!  Che con le loro divise linde e profumate, paiano usciti dal catalogo dell’Oliunid, che organizzano viaggi in giro per il mondo dell’Outdoor, che fanno vedere le foto di pareti e le cascate, in cui loro non compaiono mai appesi!!

Dedicata a chi va in montagna per il gusto e la libertà di avere un proprio pensiero non omologato (il libero arbitrio???), a chi non vede l’ora di bersi una birra a fine giornata guardandosi le gambe gonfie di contusioni e graffi, con le braccia piene di acido lattico. Dedicata a chi non sa tutte le formulette del manuale ma solo quelle che gli “salvano il fondo schiena”.

Dedicata a chi ti sa trasmettere la passione per arrampicare come se fosse più accattivante ed eccitante di una serata a lume di candela con una Lei ma che poi fa l’una e l’altra, che ogni lasciata è persa, a qualunque età.

Dedicata a chi ti fa provare un bivacco all’addiaccio, a battere i denti tutta la notte, a contare anche i secondi che ti separano dal primo raggio di sole, ma poi quella notte non te la scordi più per il resto della vita, e ti immagini quel cielo stellato e freddo per settimane e settimane.

Dedicata a chi del suo ruolo e del suo potere abusa, perché incapace di costruire relazioni, regalare un esempio e mettersi in gioco alla pari di chi vorrebbe giudicare…. Ma perché giudicare???  non sarebbe meglio condividere???

Dedicata a chi, senza timore ma con spensieratezza, senza tracotanza ma umiltà, trasmette quello che altri hanno trasmesso a lui: la passione

Dedicata a chi regala il suo tempo agli altri senza chiedere nulla in cambio, se non essere appagato di averlo fatto.  A chi vorrebbe distinguersi dal gruppo e vorrebbe iniziare la “rivoluzione” contro i gretti di cuore, ma non ha più voglia di fare un altro 68’, che finirebbe come quello precedente

Dedicata a chi sogna che le persone inutili non pontifichino teorie e saggi da imparare a memoria, che non partoriscano regolamenti e diktat ma che passino leggeri sulla terra.

Dedicata a tutti quanti quelli che sanno che non sarà una via a cambiare la storia, ma una via rimane e l’effimero dei terrapiattisti-alpinisti che tanto blaterano, no. Gian Piero Porcheddu (GISM).