Lunedì, Maggio 20, 2019

10 anni per 41

Oggi vi racconto la storia di un passo mitico e di una vergogna. La vergogna è non averlo mai salito completamente in 10 anni (da parte mia), ma ora ho rimediato. La storia invece ve la racconto qui di seguito.

Il masso della Madonnina è una delle palestre a cielo aperto più famose della provincia, si scala anche con pioggia leggera e qualcosa di asciutto c’è sempre. Bastano 45 min da Cuneo e 3 pad almeno, per scalare con il cu*o sempre protetto. Inoltre potete sempre rifugiarvi se piove o se fa sole alla baita monte Gelas, dal mitico Nico, e ubriacarvi con buona birra o farvi 'na polenta da favola. 

Le origini del bouldering al Masso della Madonnina si perdono negli albori del sassismo della Granda. Pare sia stato valorizzato in primis da ignoti in fine anni ‘90/ inizio 2000, ma sono certo che il merito fosse, almeno in parte, del super pioniere Marco Torielli (e chi altri?). Intorno al 2004-2005 ci scalai parecchio con amici, salendo tra gli altri anche la mitica prua, il passo più evidente del masso (ora si chiama "Patata sopravvalutata", che con “41 e non sentirli” condivide la partenza). In quegli anni arrivò anche il ciclone Toni Stazio, instancabile pulitore e valorizzatore, che sistemò la base del masso, ampliandone anche lo strapiombo (la leggenda vuole che si parta dai 30 ai 50 cm più in basso di allora nelle sit), e che ideò una miriade di passi nuovi, più i traversi e le eliminanti.

Ora, io sono contro le eliminanti, senza stigmatizzarle ovviamente, ma alcune lì alla Madonnina sono molto belle, e meritano un giro. Ma i passi diretti, senza eliminanti, sono delle vere e proprie poesie del movimento boulderistico.

Il passo che vi presento oggi è “41 e non sentirli”, un 7b+  duro e leggendario, di cui in questo 2016 ricorre il decennale. Il 41 infatti si riferiva, quando è stato aperto, all’età di Toni all’epoca. Era il 2006, l'anno delle olimpiadi invernali a Torino e dei mondiali vinti dall'Italia. Un passaggio, una storia, 10 anni son passati da allora e Toni continua a tirare, e “41 e non sentirli” rimane lì, ad attestare uno sforzo estremo, sia fisico che di pulizia del sito per farla diventare quello che è, ovvero lo spot “funny” per eccellenza. 41 è il passo simbolo della Madonnina, la prua più evidente con l’uscita a mio avviso più delicata (non la prua stessa ma tramite un ribaltamento iperdelicato a sinistra della prua).

Ma veniamo al passo in sé. L’entrata sit è il passo più duro, un dinamico impegnativo che si può fare sia di sx che di dx e richiede un massimale davvero alto (almeno per un 7b+). Da lì il passaggio che esce a dx, in pieno sulla prua è “Patata sopravvalutata”, un po’ più facile di 41, mentre 41 procede dritto sulla lavagna con ampi movimenti su tacche e con tallonaggi tirati ma agevoli. Si arriva al piattone del bordo e poi a una super maniglia, dove si sghisa con spirito falesistico. A quel punto ecco la super uscita, con il piede in bocca sul bordo piatto e SBAM, fuori alla presa successiva che è quasi un metro e mezzo sopra. Non resta che ribaltarsi, così finalmente si respira davvero. 3 pad necessari, meglio 4, sacchettino consigliato per questo passaggio incredibile, diretto e NON eliminante, con tutto al suo interno, da un lancio di gas a tacche in strapiombo, poi piatti, ronchione e ribaltamento in puro Annot style.

Anche se esistono spot più blasonati, più belli, più tutto, e ci sono passaggi più duri, più expo, più bucolici, questo passo resta una perla, da provare ancor più se si considera che quest’anno è il suo decennale

 

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