Domenica, Dicembre 09, 2018

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Richiodatura soste su Baltzola e Diedro Calcagno

castelloIl 20/08/2018 Luciano Orsi e Valter Galizio hanno provveduto a rinnovare le soste sui primi tre tiri della Balzola con soste ad anello e catena tutto Inox, il materiale in loco erano dei tasselli Fixe gialli;  purtroppo l’acciaio del tassello era un acciaio al piombo non adatto per lavori strutturali (una martellata son volati via tutti), materiale molto fragile con scarso allungamento e con un carico di rottura intorno ai Kg.1.800 (da nuovo). Il tassello Inox ha un carico di rottura superiore ai Kg. 2.900 con una durata agli agenti atmosferici di diverse generazioni (l’Inox esiste solo da un centinaio di anni) e può anche darsi che duri diverse centinaia di anni; per il momento, non lo sappiamo ancora, bisognerà aspettare, i risultati che ci sono stati fin’ora sono stati più che ottimi. Al mare e un discorso totalmente diverso è un po' come essere su due pianeti diversi.

Hanno messo tre soste sulla Balzola e uno spit segnavia sul traverso.

Sosta alla base del diedro Calcagno con due spit nuovi da collegare, non hanno messo la catena in modo da non indurre la discesa sulla verticale perché sotto non ci sono calate; dalla sosta successiva si arriva sulla sosta della Balzola. Le tre soste seguenti sono con anello e catena, la penultima sosta è stata spostata di 5 metri più in alto su un comodo terrazzino, l’ultima su un pulpito che da verso il canale di discesa. In caso di temporale a metà via si può scappare senza grandi problemi.

Ripulita la sosta vecchia dai cordoni che sono veramente orrendi da vedere. 

Le vie tranne le soste rimangono ovviamente a chiodi. 

 

 

Una punta per Angelo

oronaye siriVallone dell’Oronaye. Il primo sole arrossa i pilastri calcarei della Tête des Blaves: -Lì c’è “Legoland” indico a Enrico e Sabrina. -L’avevamo aperta con Angelo e Luca nel 1986. Angelo poi ha tracciato anche un’altra via sul pilastro di destra con la sua amica Ina.

Noi invece oggi saliamo sul fianco opposto del vallone: puntiamo alla grande pala sul versante ovest sud-ovest dell’Oronaye, proprio di fronte ai pilastri scalati da Angelo. Anche Enrico, pur essendo assai più giovane, conosce bene Angelo perché abitano nello stesso paese. Ora Angelo è gravemente malato. Ci penso ma non ne parliamo: c’è l’incognita della scalata e l’Oronaye ci guarda sornione.
Lo zoccolo ci illude filando via liscio su roccia assai migliore del previsto. Poi uno spettacolare diedro di calcare stupendo e l’illusione finisce. Meno male che a questo punto prende il comando Enrico: la roccia diventa friabile e le difficoltà aumentano a ogni tiro. Sabrina ha freddo e scala coi guanti, ma se la cava benissimo lo stesso. Enrico, inevitabilmente, fa cadere pietre e blocchi, e io per giunta, svanito come sono, ho pure dimenticato il casco in macchina…
Per non farci mancare nulla, nel pomeriggio arrivano il vento e le nuvole a coprire la montagna. Alle 18 e 30 ci troviamo tutti e tre in cima alla grande pala, su una punta innominata, assai aerea, protesa sul versante francese. Ovviamente l’avventura non finisce qui: l’Oronaye è un enorme castello in rovina con un dedalo di anticime, speroni, pareti a strapiombo, e creste espostissime con detriti e massi in bilico… Capirci qualcosa nella nebbia non è per niente facile e dopo un po’ arriva anche il buio, e la nebbia ci spara indietro la luce delle frontali. Ci metto un po’ a trovare la strada. Sabrina comincia a preoccuparsi: ha fatto scalate difficilissime ma non si era mai trovata di notte in un posto simile… Alle 21 e 30, finalmente, raggiungo la forcella dove passa la via normale.
La notizia della morte di Angelo ci arriva lì in cima, appena accesi i cellulari. La malattia ha avuto il sopravvento, e noi lì, su un inutile castello di rocce accatastate.
Parlavamo di lui stamattina, delle vie che avevamo aperto insieme, delle mille avventure, delle risate, della sua estrosità: alpinista all’avanguardia su roccia e su ghiaccio, cineasta, fotografo, sassista, ciclista, e in ultimo anche inaspettato ballerino di tango: forse non è un caso che siamo capitati proprio oggi su una punta senza nome, proprio di fronte a un pilastro che avevo scalato con Angelo…

Andrea Parodi

Monte Oronaye, Punta Angelo Siri (nome proposto, 3000 m circa)
Via “A QUALCUNO PIACE IL CALDO

Difficoltà: ED 

Sviluppo: 390 metri
Andrea Parodi, Enrico Sasso, Sabrina Zunino, il 13 settembre 2017

   

Restyle dello Spigolo Fornelli

spigolo fornelli

Vi lascio il pensiero di Luciano Orsi sul lavoro di risistemazione effettuato sullo Spigolo Fornelli alla Torre Castello in val Maira.

Ciao a tutti volevo portare a conoscenza che io e i (Dalton) cioè i fratelli Gallizio abbiamo provveduto a sistemare le soste dello Spigolo Fornelli alla Torre Castello.
Tre soste sono con 2 spit mentre le altre quattro sono con anello e catena il tutto Inox, così in caso di temporale si può scendere senza grossi problemi, rimane il fatto che il traverso e la discesa a piedi sotto un temporale non sono per niente consigliabili! Si consiglia vivamente prima di intraprendere la scalata di guardare bene il meteo. Oggi le previsioni meteo sono impeccabili.
Non abbiamo aggiunto spit sulla via (io e i soci l’avremmo fatto) ma ci saremmo di nuovo esposti a critiche feroci. Bisogna però precisare che i chiodi in posto (a vedere lo stato in cui versavano quelli estratti) da fuori sembrano abbastanza buoni ma all’interno sono mezzi marci, il tempo passa anche per loro……. Ed io sinceramente un volo sopra ad uno di questi chiodi non vorrei mai farlo! Non dimentichiamoci cosa è successo solo qualche anno fa sulla Castiglioni.
Altra cosa che tengo a precisare che ultimamente nessuno li ha ribattuti, la via è stata ripetuta solo pochi giorni fa e i chiodi delle soste la meta li muovevi a mano, molti si vergognano a portare il martello e a controllare i chiodi.

Ora cerco di spiegare: la stragrande maggioranza degli arrampicatori ignora i problemi legati alla corrosione. All’interno delle fessure il più delle volte c’è terra, nella terra ci sono sali minerali azoto e quant’altro (io che fabbricavo attrezzi che lavoravano la terra ho toccato con mano questi problemi corrosivi); orbene tutte queste sostanze per gli acciai comuni sono dannose e anche se esteriormente sembrano in buone condizioni strutturalmente molte volte non lo sono, il chiodo non parla. Un chiodo dopo 20 anni è da considerarsi molto a rischio, al Monte Bianco dove nelle fessure non c’è terra i chiodi durano almeno il doppio. Fermo restando che le fessure sono soggette a dilatazioni (caldo e freddo), quindi i chiodi vanno sempre controllati.

Leggi tutto: Restyle dello Spigolo Fornelli

   

Rocca Senghi: California Tris in solitaria

Bel video della  prima salita  invernale in solitaria della via California Tris a Rocca Senghi in Val Varaita. Salita da Enrico Sasso il 27/02/2017.

 

   

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